lunedì 19 marzo 2012

Se niente importa... pur di vendere.

Librerie di catena che lamentano cali di vendite, librerie indipendenti che chiudono dando la colpa alla concorrenza sleale delle librerie di catena, editori ed editrici che sostengono che si pubblica “certa roba” perché il pubblico lo vuole, il pubblico che lamenta la mancanza di sconti e il prezzo troppo alto dei libri, distributori che fanno accordi commerciali, creano o assecondano il mercato on line, librai che si lamentano della scarsa qualità dei libri e del modo in cui sono costretti/e a lavorare.
Che cosa sta accadendo al mercato del libro?
Prendendo spunto da una lettera della mia editrice (ho sempre voluto dirla questa cosa!) Fiorenza Mursia al Corriere della sera (potete leggerla qui ) provo ad analizzare, nel mio piccolo, la situazione da diverse angolazioni e rispetto a diversi problemi.
La prima domanda che ci dovremmo porre, a mio avviso, è: la colpa di chi è?
Sento spesso dire: è un momento di crisi internazionale!
Ma poi, se si entra nel merito, la colpa non è mai di nessuno. Non è dei governatori (che hanno portato avanti, a sentire loro, ottime politiche) non è delle banche, non è del mercato, del capitalismo, degli imprenditori e delle imprenditrici. Insomma pare che questa crisi non sia colpa di nessuno. Se ne parla come si potrebbe parlare di un tornado. Il giorno prima andava tutto bene e poi, puf, è arrivato il tornado e ci ha travolti tutti.
Eppure i segnali c'erano, da anni. Da molto prima che la famigerata bolla americana scoppiasse. Sembra quasi che le cose si ripetano all'infinito, sempre uguali, senza mai trovare un punto di rottura per andare avanti.
Il vero problema è che la crisi non è solo “una”. Perché prima della crisi economica sono venute quella culturale, sociale, civile, politica (nel senso nobile del termine). Solo che ce ne siamo fregati, diciamocelo, ci siamo detti: è il mercato bellezza e il mercato va assecondato. Quando è arrivata la crisi, quella economica, quella che ha toccato i nostri portafogli e i nostri stomaci, allora ci siamo svegliati perché senza il museo si può pure stare ma senza il pane proprio no e, in un paese in cui “l'impresa” del libro sta in piedi grazie ai cosiddetti “lettori forti” che sono, se non vado errato, il 15% della popolazione, se non si trovano i soldi per il pane figuriamoci per i libri.
E arriviamo alla domanda numero due: Perché si pubblica ciò che si pubblica?
Per fare cultura si sarebbe detto un tempo. Per sopravvivere o fare soldi vi rispondo io, oggi. E non dovrei farlo, non dovrei essere cinico dal momento che ho scelto di fare il libraio perché amo la cultura e i libri. Ma sarei un illuso e un bugiardo a dirvi che oggi in libreria conta qualcosa la cultura. Dico in libreria ma potrei dire anche in editoria. Certo ci sono le eccezioni, certo ci sono tutte le distinzioni del caso da fare.
Provate a entrare in una qualsiasi libreria di catena, fra penne, occhiali, manette per San Valentino, giochi della playstation, lettori e book, forse (dico forse) troverete ancora l'oggetto libro. E allora guardiamoci intorno, santo cielo, e facciamolo con un po' di spirito critico. Cosa vedete impilati in decine di copie, appena entrate in libreria?
Libri sui vampiri, probabilmente. O Thriller. O romanzi rosa. O i soliti noti della TV. E i prezzi? Non dimentichiamo i prezzi perché forse da fuori la cosa è passata inosservata ma vi assicuro che diventa sempre più difficile vendere un libro il cui costo superi i 9,90 €.
Quindi, dicevamo, di chi è la colpa se si pubblica così tanto e (forse, dico solo forse) anche male?
Le case editrici dicono che pubblicano un determinato filone perché è quello che vuole la gente. Alcuni librai (quelli che se la tirano come me) sostengono invece che la gente compra quello che viene sponsorizzato meglio. Attenzione, non leggete le mie parole in chiave “bacchettona” sto solo mettendo le carte sul tavolo.
Non c'è niente di male a sponsorizzare un prodotto, chi non lo fa? La pubblicità è l'anima del commercio, no? Ma quando il marketing diviene l'unica legge del mercato editoriale, quando la pubblicità, le fascette, i giornali, i premi letterari, le classifiche, ecc... vengono utilizzati come un coltello pronto a squarciare qualsiasi ostacolo si trovi davanti, allora forse (e dico forse) abbiamo un problema.
Quindi il “cosa si pubblica” è un'altra responsabilità che nessuno vuole assumersi. Non la casa editrice (che, di fatto, sceglie cosa pubblicare), non i mass media che si dicono, in onore del libero mercato, pronti a pubblicizzare anche un libro con le pagine vuote ( avete presente la provocazione “merda d'artista”?), non i gestori delle librerie (delle grandi almeno)che agiscono solo in base agli accordi commerciali e che stanno sacrificando, di fatto, il valore culturale del “luogo” libreria, non i lettori e le lettrici (che, di fatto, sono i fruitori finali) che si dicono “estranei” al problema (sembra che abbiamo un altro omicidio irrisolto). L'unica cosa sulla quale tutti sono d'accordo è che i libri costano troppo.
Anzi no, assolutamente no, i libri non costano troppo.
O per meglio dire, per i lettori costano troppo e per gli editori no.
E quindi abbiamo un altro terreno di scontro. Gli editori sostengono che abbassando il costo del libro si rischia di perdere la “qualità” dello stesso, e, soprattutto, che abbassando il costo si uccide l'editoria. Non è colpa degli autori e delle autrici che, solitamente prendono il 6 o l'8%, non è colpa delle case editrici che investono sui prodotti e che recepiscono, probabilmente, intorno al 40% degli incassi (ma prendete le mie cifre in modo molto approssimativo). Non è colpa delle librerie che hanno un margine bassissimo sui libri. E di chi è la colpa quindi? Forse dei distributori? Scommetto di no, sarei quasi disposto a metterci la famosa “mano sul fuoco”.
Negli altri paesi europei i libri costano meno, si dice.
No, non è vero, all'estero costano di più e non hanno nemmeno gli sconti!
Ribatte qualcun altro.
Gli sconti non ci sono neppure più qui in Italia grazie alla nefasta legge che li ha aboliti!
Si dirà ancora.
Sembra insomma che i libri costino sempre troppo, credo che nessuno mai si sia lamentato mai del prezzo di qualcosa come del prezzo dei libri.
Fra le altre cose basta entrare in una libreria per comprendere immediatamente che gli sconti non sono stati tolti. La legge proibisce sconti superiori al 15% ma viene aggirata continuamente. Basti pensare che in questo mese c'è la campagna sconto di Mondadori tascabili e de il Mulino (giusto per citarne due) su tre collane. Una al 25% e l'altra al 20% perché, in determinate realtà, gli sconti superiori al 15% sono consentiti.
Ma lo sconto, ovviamente, non possono permetterselo tutti. Infatti a fare le campagne sono solo le grandi case editrici (più qualche casa editrice media che però ne fa una sola all'anno), le piccole case editrici e buona parte delle medie non possono permetterselo. Quindi queste case editrici sono destinate a sparire? Alzata di spalle generale perché al di la' delle proprie tasche difficilmente, noi tutti, vogliamo vedere. È il mercato libero, si dirà. Che poi tanto libero non è visto che a dominarlo sono sempre i grandi gruppi. Che scricchiolano, eh? Li sentite gli scricchiolii? E che forse (spero di no) prima o poi crolleranno miseramente perché, nonostante il mercato sia pieno di metastasi, non si cerca di cambiare le regole. Si seguono le stesse cercando di ridurre il danno.
Così chi può pubblica a basso prezzo e pubblica generi letterari di largo consumo perché, se è vero che la cultura è, ormai, un bene di massa in alto non devono avere una gran considerazione di noi. E poco importa se il libro “non rimane”, si legge anche per svago, no?
Certo. Ma vediamo le “classifiche” di vendita e guardiamo i titoli che ci sono ai primi posti. Un esempio? Verdone, Guglielmo Scilla, Flavio Insinna, Veronica Pivetti, Alba Parietti. Non c'è nessun pregiudizio da parte mia (o forse sì non è questo il punto). Forse il problema è che oggi si vende “solo” un certo tipo di letteratura e forse si vende perché i libri e gli autori/autrici hanno l'opportunità di andare in televisione, o le case editrici possono comprare spazi, vetrine, pagine su quotidiani.
Insomma tutti questi libri che poi, vi verrà detto, hanno avuto successo grazie ai passa parola, in realtà lo hanno perché dietro ci sono investimenti di marketing pazzeschi.
E forse, dico forse, il passa parola è una delle grandi invenzioni di qualche astuto pubblicitario.
In ogni caso, trattandosi di libri, ci si sente sempre in diritto di avere lo sconto.
Forse nell'ultima pagina si dovrebbero scrivere i nomi delle persone che hanno contribuito a creare quel libro che avete fra le mani, i loro stipendi, tutti i passaggi che il libro ha fatto prima di arrivare al consumatore finale e le percentuali che i diversi “elementi” che costituiscono il prodotto libro percepiscono.
Così, giusto per capirci qualcosa di più.
Ultimo problema, ce ne sarebbero tanti ma non voglio annoiarvi.
Le librerie.
Improvvisamente tutti si sono accorti che c'è la crisi. Le banche, gli imprenditori e le imprenditrici (gli editori e le editrici), i dipendenti (a vari livelli sino al genere più inutile e meschino: il libraio o la libraia) gli acquirenti ( lettori). E ognuno cerca di porvi rimedio come può, cercando cioè di tirare l'acqua al proprio mulino. Così le banche non concedono più mutui e alzano i tassi, così gli imprenditori mettono in cassa integrazione, chiudono o licenziano, i lavoratori vedono, di giorno in giorno, svanire i diritti acquisiti in anni di lotte di generazioni precedenti (le frasi più usate sono: non è il momento di lamentarsi, c'è grossa crisi, occorre fare dei sacrifici, si deve ottimizzare il lavoro) e i lettori, che magari sono anche lavoratori o ex lavoratori, per far quadrare i conti tagliano le spese “superflue”. Ed è un cane che si morde la coda. Perché se non ho lavoro non posso acquistare e se non acquisto il mercato crolla e se il mercato crolla le industrie e le imprese non producono e non possono chiedere nuovo credito perché le banche non investono più. E così stiamo fermi un giro, in prigione, senza passare dal via con i cartellini degli imprevisti che sono sempre di più di quelli delle probabilità.
A titolo personale posso dire che lo stipendio fa comodo a tutti, naturalmente, ma se si crea un sistema in cui si arriva a sfinire ogni singolo settore del sistema libro, se si arriva a pensare che forse le librerie sono un bene “superfluo” e che pur di vendere si può davvero vendere di tutto. Be', allora, forse, è meglio che ci fermiamo tutti un attimo a riflettere.
Altrimenti compratevi i libri su internet oppure scaricatevi il libro in e book perché tanto contro la tecnologia nessuno può niente. Ma la tecnologia è un po' come il lavoro, se ti rende schiavo forse tanto giusta non è, non credete?
Marino Buzzi

25 commenti:

  1. i problemi di cui parli sono tutti serissimi e preoccupanti, ma francamente due sono quelli che mi terrorizzano: il proliferare di libri-cacca (vampiri, young adult da due soldi, ricette di personaggi più o meno famosi e altre puttanate simili) e il trasformare le librerie in supermercati dell'intrattenimento (come dicevi, dvd, giochi, cartoleria, puzzle, segnalibri, borsette, peluche e tutto il resto... e i libri dove sono?) che oltre a incasinarsi con prodotti che non dovrebbero entrarci nulla con i libri, hanno iniziato da tempo a presentare il libro come un oggetto qualsiasi: pile di libri, piramidi di libri, archi fatti con i libri, torri infinite di libri (e che libri)... ma metterli negli scaffali come è normale che sia no? mi irrita infinitamente questa cosa, ormai non vado in libreria neanche se mi pagano, le detesto. anche le piccole librerie "indipendenti" si stanno avvicinando un po' a questo modello, e anche questo mi da ai nervi. come dicevi in un altro post, le librerie sono invivibili. chiedi a un qualsiasi commesso una qualsiasi cosa, anche la più banale, e dovrà usare il computer per cercarla. io però che non ci lavoro, so precisamente dove stanno i vari autori negli scaffali della feltrinelli, com'è che non ci riesce chi dovrebbe essere pagato per questo? consigli? ma che scherziamo? chiedere al libraio (che poi direi commesso) di consigliarti qualcosa? hanno da fare loro a spostare, correre, girare, sistemare la piramide dei libri della parodi e il cartonato di twilight.
    negli scaffali (perché qualcuno l'hanno lasciato in mezzo a tutti quei casini pseudo-architettonici) trovare un libro interessante è impossibile.
    faccio un esempio? borry books, libreria enorme che si trova alla stazione termini, fa paura da quanto è grande e da quanti libri ha. ho chiesto alla commessa se mi trovava 5 (e dico 5!!!) titoli. non ce n'era nemmeno uno. una libreria di tre piani, enorme, che non ha roba del genere ma un'intera vetrina di queste stronzate goticheggianti.
    i lettori saranno quello che saranno, gli editori idem, gli autori non parliamone, però che diamine! a entrare in libreria ormai passa la voglia di leggere...

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    1. Claclina non posso darti torto. Purtroppo, non mi stancherò mai di dirlo, solo in parte dipende da noi (intendo che se uno è maleducato o poco attento non è un problema dell'azienda ma del singolo libraio). Per quanto riguarda catalogo e allestimento, invece, devo dire che non dipende da noi. I libri vengono centralizzati attraverso accordi commerciali. Non è facile per nessuno, ormai, anche perché quando sollevi qualche obiezione, spesso, ti viene ricordato che c'è crisi e che le industrie e le altre librerie chiudono...

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    2. lo so, è che a parte la questione della crisi che ormai è la giustificazione a tutto, ma davvero, secondo me lavorare in libreria deve necessariamente premettere un amore per i libri anche minimo, cosa ci stanno a fare i tizi che non sanno neanche in che scaffale sta un qualsiasi autore, anche il più conosciuto?
      e poi capisco che la crisi è la crisi, ma le 30000 copie di cotto e mangiato non costano nulla? davvero le librerie le vendono tutte? prenderne 500 in meno e con quei soldi rifornire anche gli altri scaffali sarebbe davvero una follia? io credo che si tratti anche un po' di pigrizia, da parte del lettore come del libraio, il primo che cerca la cacca o mal che vada si accontenta della cacca, il secondo che gli va bene così, impila le sue millemila copie di cose inutili e non deve pensare al resto, se qualcuno lo vuole, beh, se lo ordini su internet...

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    3. Funziona così: le 3000 copie di cotto e mangiato non le ordina il libraio, sono frutto di un accordo fra sede e casa editrice e quando arrivano le devi impilare tutte ( e quando dico tutte intendo proprio tutte) altrimenti ti becchi un richiamo verbale (se ti va bene). Inoltre (ora meno perché li hanno tagliati un po' ovunque) spesso, quando entri in libreria trovi i "collaboratori", gente che viene qualche ora a settimana per essere di "supporto". Sono spesso persone che non sono molto motivate.

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    4. Poi esistono anche librai e libraie a cui non frega niente, ne sono consapevole. Sopesso anche quelli che hanno iniziato con tanta voglia di fare, poi, la perdono.

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    5. ma per quale motivo fare questi stupidi accordi con questi stupidi titoli??? insomma, parliamoci chiaro: in quanti in realtà prima di andare in libreria sappiamo già cosa prendere? buona parte della gente si lascia guidare da quello che vede, non ci si deve lamentare poi se i libri dei cosiddetti vip sono in cima alle classifiche...
      se, ipoteticamente, ci fossero titoli più validi impilati e messi in bella mostra, non sarebbe più facile farli acquistare? tra un calvino nascosto povero piccino dentro uno dei pochi scaffali, di cui c'è una sola copia mezza rovinata, dietro al mega cartonato dell'ultimo urban fantasy saltami addosso con femminona fotoscioppata (male) in copertina, e l'urban fantasy in questione con il quale hanno fatto una tour eiffel di 500 copie, quale richiama l'attenzione?

      non so, io vedo tanto profondissimo scazzo nella gente che lavora in libreria, sono commessi come lo sarebbero in un negozio di camicie o di frutta e verdura.
      o magari sono io troppo esigente, non so... però se mi capita di chiedere qualcosa, devo fare lo spelling di qualsiasi nome (anche italiano °_°") e subito la coordinata: scaffale tot, ripiano tot, ecco prendi al volo, devo correre che mi crolla il vaticano fatto con le copie dell'ultimo vespa...

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    6. Guarda tu hai ragione. Le dinamiche sfuggono anche a noi, sembra che per fare "cultura di massa" si debba fare cultura bassa, pur di vendere perché, ci dicono, la gente non vuole libri impegnativi. Ormai, come dicevo, è solo marketing. Diverso è il problema legato alla professionalità. è vero ci sono realtà in cui i librai e le libraie non sono eccellenti (nemmeno discreti diciamocelo). Ed è brutto lamentarsi in un periodo in cui tanta gente perde il lavoro ( del resto lo scontro sociale è quello che vogliono). Però ti assicuro che non è facile perché di giorno in giorno vediamo le cose cambiare, ci vengono richiesti sacrifici e ci sono pretese di ogni genere avendo pochissimo in cambio. Non è una giustificazione ma dentro le situazioni occorre esserci per caopire a pieno le cose. Mi spiace che le tue esperienze in libreria siano state così negative. Ti assicuro che la situazione attuale mi fa soffrire molto :(

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    7. è anche brutto vedere gente poco professionale lavorare dove tu sogni di poterlo fare da anni e da altrettanti stai disoccupata perché, per lavorare alla feltrinelli o cose così, diciamocelo chiaramente, serve l'amicizia o la conoscenza, come per tutto il resto, altro che passione eccetera.
      cultura di massa = cultura bassa sempre, non solo nei libri, il vuoto, l'immediato, il superficiale, il volgare sono dappertutto, prima una libreria poteva salvarsi ora no.
      so che oltre a me, a chi scrive questo blog e a un sacco di altri lettori, blogger eccetera, non piace questa situazione, ma mi fa più male sapere che ci sono dieci volte tanto persone entusiaste di avere tutti i diari dei vampiri e altre cose del genere...
      io francamente, c'ho rinunciato alla speranza di un miglioramento. amen.

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  2. Io vivo in una piccola città, dove abbiamo una libreria che ora si è affiliata ad una catena e che ha da sempre fagocitato tutte le altre piccole librerie che han tentato di nascere nelle ancora più piccole città vicine. Però devo dire che una ragione c'è:oltre al fatto che questa è la città dove ci sono tutti i tipi di esercizi commerciali (in quelle intorno no quindi tantovale venire direttamente qui), la libreria in questione è grande, fornitissima, i librai (che negli anni ormai ho imparato a conoscere personalmente) sono veramente gentili e preparati,riescono a ordinare praticamente tutti i libri assurdi che io e mio marito cerchiamo e spesso li troviamo già li. C'è una sezione che tratta di libri "locali" scritti da scrittori di questa città (e limitrofe) e che trattano della città e regione. I libri son sistemati in maniera molto semplice ed è molto facile individuare il titolo che cerchi anche da solo (si, poi ieri c'era un signore che non vedeva il libro che aveva sotto il naso e poi ha chiesto un titolo cambiando l'autore 4 volte ma questo è un altro discorso). E questa è una fortuna secondo me, soprattutto perchè non vivo in una grande città.
    Altro discorso sono i prezzi dei libri. Io sono disoccupata, mio marito questa settimana è in cassa integrazione.Ieri ho speso 50 euro in libri per il suo regalo di anniversario. Noi siamo accaniti lettori e piuttosto rinunciamo a una cena fuori, preferiamo comprarci un buon libro (che di solito comunque non ha prezzi esorbitanti, ma vista la situazione dobbiamo pensarci su bene). Però dispiace vedere che il 90% delle persone che vedo entrare in libreria leggono solo Kinsella e vampiri (ammetto che un paio ne ho letti anch'io di libri sui vampiri, prestati da un'amica, ma solo 3..di solito leggo saggi e parecchio pesanti)e improbabili autobiografie di calciatori..Ma oggi è così. Si legge sempre meno. Ti posso dire che mia sorella in camera ha solo un libro:"Trattali male" che non so nemmeno cosa sia e di chi. E il problema secondo me nasce già a scuola. potrei continuare per secoli ma mi fermo qui, ho rubato già troppo spazio.
    Rinnovo i miei complimenti per il tuo blog, e per quetso post in particolare..seguo sempre con interesse quello che scrivi.

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  3. Sì, davvero interessante. Grazie Marino. Per anni sono stata convinta che i libri nascessero "da se'" dall'incontro tra la fantasia di un autore e una casa editrice disposta a pubblicarlo. Poi ho collaborato con un service editoriale e ho scoperto che non è proprio così... E quando vedo libri a tre euro (m'è capitato ieri a una fiera) mi chiedo: come hanno fatto a pagare non solo lo scrittore, ma anche il grafico, il traduttore, l'illustratore, il correttore di bozze (il ghost writer, nel caso di libri della star di turno)? Tutte persone costrette per lo più a lavorare in fretta e male, ma indispensabili per dare valore all'oggetto libro e a distinguerlo dalla marea di testi disponibili in internet. Forse molti non se ne rendono conto, ma credo che, nel momento in cui acquistano un libro, s'aspettano di avere tra le mani una cosa valida, corretta, sensata: proprio perché, prima di arrivare sugli scaffali, qualcuno l'ha scelta tra altre e l'ha ritenuta degna di essere stampata e proposta ad altri. Se così non è, se, ad esempio, si vede che in un ricettario i tempi di realizzazione sono messi a caso e i consigli dello chef sono sbagliati o banali, perché, per risparmiare se li è dovuti inventare il redattore (è successo). La prossima volta non si acquisterà più nemmeno quello (figurarsi un romanzo!), ma si andrà a vedere direttamente nel web. Insomma, più che un problema di prezzo o di promozioni, credo che sia un problema di credibilità. E di scelta. Perché anche un lettore di vampiri, dai e dai, capisce se quel che si trova davanti, nel suo genere, ha un senso o è un maldestro copia-incolla di cose già sentite e, magari, smetterà di leggere anche quelli o, peggio, si sentirà autorizzato a scriverne uno lui... e la confusione aumenta!
    Un saluto.

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    1. "o, peggio, si sentirà autorizzato a scriverne uno lui"

      Geniale!

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  4. " diventa sempre più difficile vendere un libro il cui costo superi i 9,90 €."
    E aggiungerei (da lettrice) che è ancora più difficile (ormai) trovare libri che costino meno di € 9,90...
    Intendiamoci, se il libro mi interessa davvero lo compro anche se costa 20 e rotti €. Solo che in questo modo si tarpano le ali alle "curiosità", nel senso che magari ti trovi a rinunciare ad un acquisto che ti piacerebbe perchè... "E se poi è una ciofeca? 18 € non son bruscolini, son quasi 2 settimane di pappa per la pupa..."
    Vero che ci sono le biblioteche, ma non risolvono la crisi delle librerie e - per i veri amanti dei libri - nemmeno il piacere di "possedere" quello che stai leggendo.

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  5. Poiché nulla accade per caso, l'assenza di un colpevole rende tutto l'insieme ancor più sospetto. Volendo dare a tutti il beneficio del dubbio, direi che siamo dinnanzi ad un concorso di colpa globale.

    Il pubblico: per quanto possa giustificarsi con la pressione pubblicitaria e possa dichiararsi guidato all'acquisto di prodotti scadenti, non può sperare che questo gli valga un totale manleva delle responsabilità. Se ho davanti due testi, uno presentato in modo accattivante e molto pubblicizzato, l'altro meno appariscente e conosciuto, posso compiere "l'errore" di affidarmi alla pubblicità e comperare quello verso cui mi guida. Per questo peccato sei assolto figliolo, ma ora spiegami com'è possibile che dopo aver letto quella porcheria tu sia riuscito a farti convincere anche a comperare gli altri due volumi della trilogia? (Perché spesso il pattume trotta in gruppi da tre). La realtà è che l'hai comperato perché ti piacciono i contenuti ... banali, scontati, facili e poco impegnativi. Non hai realmente voglia di sperimentare, di informarti, di cercare qualche cosa di diverso. Il rischio di dover leggere due o tre libri in più, magari dove non c'è un'assurda storia d'amore e sesso tra creature incompatibili ti spaventa troppo.

    Gli Editori: Vendono quello che il pubblico chiede, ed è sicuramente giusto che sia così, visto che una casa editrice non è una Onlus formata da volontari che lavorano pro-bono. Dovrebbe essere parte del loro compito quello di incentivare la diffusione della cultura, ma in un mondo dove i governi e le scuole se ne disinteressano (e dove svolazzano proposte di eliminare La Divina Commedia dai programmi ministeriali perché è un testo antisemita), non si può pretendere che siano realmente loro ad occuparsene. C'è anche da dire (soprattutto parlando delle grandi case editrici) che investire qualche soldino in più sugli sconosciuti talentuosi non gli costerebbe follie, anche perché loro avrebbero i mezzi per spingerli e promuoverli nel modo adeguato avendo quindi un buon tornaconto economico.
    Potrebbero, per esempio, avere delle Agenzie Letterarie serie che lavorano per cercare dei prodotti validi, invece che limitarsi a spulciare in rete facendo proposte di pubblicazione ai gestori di blog con molte visite, tanto per essere sicuri di aver già un bacino d'utenza prefabbricato e gratuito.

    Il Libraio: Se chiedo competenza e cortesia a lui dovrei pretenderla anche da chi lavora in un negozio di vestiti o di cosmetici, in un bar o in un ristorante, ed addirittura in una ufficio pubblico. Ormai è un fatto consolidato che noi si abbia svenduto il valore "professionalità" a favore di quello "risparmio".
    C'è anche da dire che se di libri non capisci nulla, se non ti piace leggere, se non hai voglia di aver a che fare con la gente e ti da fastidio che ti si chieda qualche cosa, se persino quando mi cerco da solo quello che mi interessa e te lo porto alla cassa storci il naso per la fatica che ti chiedo nel battere lo scontrino ... non potevi sceglierti un altro lavoro?

    Evito altri sproloqui, ed auguro a tutti un buon lunedì ed una buona settimana. ^_^

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  6. Buongiorno a tutti,
    è il mio primo commento, ma da accanita lettrice non potevo esimermi!
    Dunque, nonostante il nomignolo che mi sono scelta devo ammettere che non faccio un gran servizio alle librerie: dal momento che nel mio paese non ce n'è una degna di questo nome (parliamo di cartolerie con angolo libreria) e il tempo scarseggia, di solito le mie letture provengono dalla biblioteca oppure dalle librerie on-line.
    Però una considerazione sulle scelte fatte dal lettore vorrei farla. Premesso che credo che ogni libro abbia il suo pubblico e che qualche volta il nostro cervello o il nostro umore non ci permette di andare oltre le barzellette di Totti, direi che il problema sta nella capacità di scelta del lettore e della sua consapevolezza.
    Siamo consapevoli, oggi, della differenza che passa tra un Calvino e una Kinsella? Siamo in grado di distinguerla? Siamo in grado, nel momento giusto, di affrontare un classico consono ai nostri gusti, oppure lo abbandoniamo alla terza parola?
    Mi verrebbe da dire che dipende molto dalla scuola, ma non è vero. Prendo ad esempio mia madre, che ai suoi tempi di studiare non ne voleva sapere e ha preso la terza media con immane fatica. Bene, ancora oggi ogni due anni si rilegge "Guerra e Pace". Quindi credo che il problema stia soprattutto nel clima culturale: se i lettori -il più possibile, perlomeno- fossero in grado di distinguere i diversi livelli qualitativi nei singoli libri, forse il mercato sarebbe diverso.

    Scusate lo sproloquio, spero di aver dato un contributo valido al dibattito.

    Scusate la lunghezza del commento

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  7. Sì, basta che non passi l'idea che la libreria è uno spazio solo per 'cervelloni'.
    Io amo la letteratura fantastica e non mi sento per nulla stupido a dirlo. Senza voler fare inutili polemiche, credimi.

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    1. ma letteratura fantastica non vuol dire mica non di qualità! c'è fantasy e fantasy... il problema è che se qualsiasi libro che abbia qualcosa di un po' diverso da un umano dentro sia un fantasy leggibile anche quando è un harmony con la copertina più figa, allora no!
      la libreria non è uno spazio per cervelloni, però se io non voglio il libro di brosio e voglio qualcosa di meglio, non costringermi a fare un ordine on-line, ecco!

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    2. Forse allora sono io lo snob xD perché i libri del popolo vipparo tendo semplicemente a ignorarli. Magari c'è qualcosa di buono pure tra quelli... ho detto magari. Muahahah

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    3. Oh ecco!
      Ci son due cose che mi preme proprio di dire, a costo di risultare antipatica sin dal mio primo commento.
      Punto uno: mi sembra di notare una ghettizzazione nei confronti di coloro ai quali piace il fantastico. Lo trovo quanto meno limitativo, nel senso che ognuno ha il diritto, ed il dovere, di farsi piacere quel che gli pare. Non è che uno che non ha l'Ulisse sul comodino è meno intelligente/bravo/attento e va quindi stigmatizzato. Esattamente come nel caso della saggistica, il problema consiste piuttosto nello scegliere degli autori che abbiano qualcosa da dire, anche se parlano di elfi e vampiri invece che di alti temi etici.
      Punto due: se è vero che quello della lettura e dell'impoverimento della cultura è un problema grave davvero, che va affrontato e risolto, mi sembra che qui si stia parlando di un sintomo, piuttosto della malattia. Per come la vedo io, il punto nevralgico non sta nel tipo di volumi che sono esposti nelle librerie, quanto piuttosto nel tipo di società e di mondo che si sta delineando. E a questo punto mi pongo tutta una serie di domende, tra le quali la principale è: ma se ci si sposta verso un modo di vivere e di pensare che a me non piace, ma che tuttavia è quello generale con il quale mi trovo a che fare, sono io che sbaglio non comprenderlo o è proprio sbagliato lui?
      Ecco, per quel che mi riguarda io prima devo risolvere questo mio rovello, e poi concentrarmi eventualmente su un aspetto di una possibile azione contraria.

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  8. Post interessante. Provo a portare il mio piccolo punto di vista di lettore.
    Primo. Io non leggo - solo - per cultura personale. Anzi, vado a periodi: a volte leggo solo saggistica, a volte, ma sempre meno, leggo solo narrativa leggera, a volte leggo storia, a volte leggo libreria tecnica. Quindi, nel mio caso, è evidente che la corrispondenza libro=cultura si porta dietro un bel 'dipende'.
    Secondo. Non automaticamente libri di cassetta significano libri brutti. Faletti, che tu hai citato in altri post, ha pubblicato un libro che mi è davvero piaciuto, seguito da una ciofeca che mi ha fatto sostanzialmente perdere 4 sere (a te intuire quali). Io non posso pretendere che chi pubblica conosca i miei gusti, pero' devo prendere delle contromisure, ergo...
    Terzo. Vero per la narrativa, un po'meno vero per la saggistica: a volte non vale davvero la pena leggere un libro. Però non è come per il vino, che se hai una bottiglia che sa da tappo vai dal cantiniere e te la sostituisce! Come ho risolto, invero qualche anno fa? con la biblioteca. Ne frequento due, e lavoro al contrario: leggo un libro e, se davvero mi soddisfa, ne compro una copia per me.
    Questo terzo punto ha cambiato le mie abitudini di utente/acquirente. Se prima infatti mi aggiravo per la libreria e uscivo mediamente con una decina di volumi, ora vado a colpo sicuro, anzi, a volte ordino ciò che voglio, perché non è disponibile.

    A rileggermi, bella rogna fare l'editore o il libraio, con uno come me... :-D

    Ciao!
    Luca Menegotto

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    1. vero è che un libro non deve necessariamente essere un mattone didattico, va benissimo il libro-svago (la maggior parte dei miei libri sono di narrativa), però svago non significa necessariamente stupido... io parlavo di buona narrativa, così come di buoni saggi.
      però anni fa, quando la feltrinelli qui era ancora una libreria e non questo parco giochi che è adesso, trovavo *sempre* qualcosa di interessante. ora è uno scempio, esco di là con il mal di testa e non mi va mai di comprare nulla. non ci vado da mesi e tutti gli ultimi libri li ho presi on-line.
      secondo me il problema è fondamentalmente questa nuova visione delle librerie piene di fuffa. meno roba, ma più varia! (nel senso, un po' meno vaccate, un po' più titoli interessanti...)

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    2. Anche io uso la biblioteca nello stesso modo: leggo un libro, se mi piace e sento che vorrei rileggerlo lo compro. Diciamo che la biblioteca è il mio banco di prova, ecco.

      A rileggere i commenti, mi pare che abbiamo tutti un po' ragione: la situazione del mercato editoriale oggi dipende un po' dal fatto che le librerie sono diventate parchi giochi, un po' dal fatto che chi ci va magari sceglie il libro meglio pubblicizzato o di cassetta, un po' dal fatto che anche le stesse case editrici non fanno granché per affinare il gusto dei lettori.
      Forse è addirittura il genere "libreria" che non attira più: qualche anno fa dalle mie parti avevano aperto una piccola libreria dall'offerta interessante, con piccolo bar annesso. Bene, ci sono tornata dopo due anni e ho trovato un bar con uno scaffalino piccolo e impaurito, messo lì per svendere gli ultimi rimasugli. E' stato davvero un momento triste.

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  9. Cos'hai contro i thriller?

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  10. Yeeee, avevo scritto una risposta lunga e argomentatissima prima di premere un tasto che mi ha cancellato tutto! Yeee! Dannato mondo. Riscriverò tutto piena di acredine.
    Dicevo, tanti spunti di riflessione, nel post e nei commenti.
    Io credo che il problema sia molto spezzettato. La gente ha meno soldi e per questo compra meno libri, questo è vero, ma è anche vero che i prezzi sono proibitivi e agghiaccianti. Venti euro per un libro di appena duecento pagine? In nome di cosa, Mr. Einaudi? Quando è arrivato l'Euro ero alle medie e avevo già un mio portafogli con annessa paghetta, perciò mi viene ancora automatico convertire la valuta in lira. Quarantamila lire per un libro. Non commento che poi divento volgare, ma un 'MA PER FAVORE.' ci sta tutto. E non parlo di case editrici minori che devono rientrare nelle spese, sia chiaro, ma delle big che ci marciano su, come se avessero tanto di cui gioire. Prego, prego, continuate a non investire nei lettori, ma tra vent'anni vi toccherà svendere le terga. Ma fate pure, eh.
    Ma il problema è anche nelle librerie, che - almeno qui da me - non fanno nulla per attirare clientela. Una decina d'anni fa lo facevano eccome, nella mia zona c'era una libreria per ragazzi che organizzava incontri e letture con le scuole... adesso manco quello. Adesso per trovare qualcosa oltre ai due-tre best-seller tocca ordinare. E a me non piace ordinare. Tralasciando il fatto che, se proprio devo ordinare, se lo faccio direttamente su internet mi costa pure meno. Librerie, perché vi fate così male? Perché non cercate di offrire qualcosa che gli altri non possono dare, dalle catene ai mega-store online? Perché? (Io parlo di quelle della mia zona, eh, se poi da voi lo fanno vi invidio bassamente.)
    Poi beh, io non riesco a odiare il super-best-seller magari un po' schifido. Alla fine è con le vendite di quelle robe lì che le case editrici finanziano opere più di nicchia, meritevoli etc. Poi ricorderei anche che 'di nicchia' non è sempre sinonimo di 'meritevole' e viceversa. Il mio unico fattore di consistente fastidio sono i libri finto-gotici-porno-harmony che mi hanno ucciso i vampiri come nessun paletto di frassino ha mai potuto fare. Letteratura 'di genere' non vuol dire scadente, teniamolo bene a mente.
    Che poi, mi viene anche da dire. In un mondo di Eco e Pasolini i lettori deboli forse non avrebbero mai letto niente. Adesso invece hanno qualcosa da sfogliare e, magari, questo li porterà un giorno verso scaffali 'più alti'. Certo, se poi la loro roba non togliesse spazio al resto sarebbe anche meglio...
    ... Ho sproloquiato abbastanza, mi sa. E credo di essere stata anche un pelino qualunquista e scontata. Mi defilerò.

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    1. Io non ho niente contro i thriller e neanche contro i libri fantasy, ne ho letti diversi e mi sono anche piaciuti, però mi pare che non sia lasciato molto spazio ai gusti di chi non ama questi generi letterari dagli editori.
      Poi è ovvio che le case editrici non sono delle onlus, sono delle aziende che devono fare profitto - non solo cultura -, quindi capisco che diano ampio spazio al genere di libri che pensano di poter vendere bene, ma io penso che potrebbero dimostrare più coraggio e variare di più la loro offerta e non limitarsi solo a produrre libri con lo stampino (quanti libri sui/coi vampiri sono stati pubblicati dopo il successo di Twilight?).
      Prezzi. Sì, è vero, i libri in Italia costano davvero tanto (e trovo che le case editrici italiane siano più lente delle loro omologhe straniere a pubblicare la versione tascabile dei loro libri in catalogo). La mia impressione sia che si segua il principio che chi legge molto non bada al prezzo pur di leggere e chi non legge non leggerebbe comunque, anche se i libri costassero poco.

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