giovedì 31 maggio 2012

Contapassi (lunghi e ben distesi)


Vado a trovare un'amica che lavora in un negozio (non è una libreria), in un centro commerciale. Mi avvicino alla porta e lei spalanca gli occhi e comincia a sbracciarsi:
“Non entrare!”
Urla.
Io rimango impietrito, mi guardo intorno, penso che forse hanno messo delle mine anti uomo e rimango immobile. Lei si avvicina alla porta, a una certa distanza, con un foglio di carta in mano e lo piazza davanti a una fotocellula.
“Ecco ora puoi entrare!”
Mi dice, la guardo perplesso.
“Che succede?”
“Il contapassi.”
“Cosa?”
“Hanno istallato un contapassi. Se tu entri vieni contato come cliente, alla fine della giornata, dopo che abbiamo mandato i dati in sede, qualcuno li analizza. Fanno un paio di conti, contano quante persone sono entrate nel negozio, quanti scontrini sono stati emessi, quanti e quali pezzi sono stati venduti e poi mettono a confronto i dati nei diversi giorni. Se per esempio tu entri e non compri niente o fai un acquisto poco costoso sullo scontrino con il mio codice (ogni commesso/a ha un codice personale) o durante il mio turno e magari le colleghe hanno fatto scontrini con cifre più alte o in numero maggiore.... bé, insomma, i toni delle telefonate non sono molto cordiali, mettiamola così.”
“Ah.”
“E per cosa poi? Tanto hanno già deciso di chiudere il negozio, anche se nessuno ancora ha avuto il coraggio di dirlo apertamente. Probabilmente ce lo diranno il giorno prima.”
“In realtà, però, io sono venuto anche per acquistare oggi....”
“Ok!” Mi dice rassegnata “Torna fuori e poi rientra!”
E copre nuovamente, per farmi uscire, il contapassi.
Benvenuti/e nei magnifici Tempi moderni!

14 commenti:

  1. Non è la prima volta che lo sento dire.
    Tempo fa ero in un'erboristeria/profumeria di una famosa catena (stesso tipo di negozio del tuo caso, forse?) con un'amica. Lei e la commessa si conoscevano, eravamo passate a salutarla.
    Prima di uscire noto una pila di scatoline di caramelle, di una marca che apprezzo. Manifesto l'intenzione di comprarne una, e la commessa mi guarda con aria terrorizzata e mi chiede, se posso, di non farlo. Essendo in confidenza, si spiega: anche lì la faccenda dei codici-commesso e del controllo sugli importi degli scontrini. Battendo a me uno scontrino per soli 2€ si sarebbe rovinata la media-scontrino personale e dall'alto sarebbero giunte proteste.
    Non erano ancora arrivati alla faccenda dei contapassi, ma poco ci mancava...

    Che poi io non ho capito: dall' "alto" esercitano pressione sui commessi perché 'costringano' i clienti a comprare cose che inizialmente non sono intenzionati a comprare? Commessi trasformati in vu'-cumprà da spiaggia o piazzisti? E come convincerli poi, i clienti? Con una pistola alla testa? Ma possibile che ora io, entrando in un negozio per dare un'occhiata e uscendone con niente e/o quasi nulla, mi debba pure sentire in colpa perché forse ho inguaiato una commessa? Ma lo sanno che è totalmente controproducente? Io, quando scopro che in certi negozi vige questo meccanismo, inizio a evitarli, perché non mi sento più serena e/o libera nel mio 'girellare curioso', che è poi il quid dello shopping, soprattutto per le donne.

    Mah! Non è da oggi che mi sento parte di un brutto romanzo distopico, ma certe cose aggravano la sensazione... :-\

    minty

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    1. Tesoro la cosa peggiore è che pensano che terrorizzando i propri dipendenti con tutte queste cose poi loro non si ribellino o non parlino con altre persone. è controproducente per loro anche perché fra le persone che lavorano nel commercio 8ma anche in altri settori) sta cominciando ad emergere una sorta di resistenza "passiva". Ovvio che se ti demotivano e se ti terrorizzano perdi anche la voglia di lavorare. Sento sempre più gente che sacrifica, magari rinunciando ad altro, ore di lavoro per avere un po' più di tempo per se e una serenità maggiore.

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    2. Io è da qualche anno che applico quella che tu chiami "resistenza passiva", mi hanno aperto gli occhi i libri di Serge Latouche e Maurizio Pallante, per non parlare dei bellissimi saggi di Zygmunt Bauman. Leggeteli scoprirete una nuova prospettiva :)
      Certo loro, a volte sono molto "integralisti", ma se si inizia a cambiare la prospettiva...forse si puo' cambiare anche il mondo che ci stà intorno.
      Quando leggi dei contapassi o di altre "strategie aziendali" ti accorgi che chi le decide vive totalmente scollegato dalla realtà, dovrebbero lavorare una volta al mese nei negozi, per avere una minima idea di come funziona :)
      Io ho avuto un richiamo perchè vendo, quindi consiglio spesso i soliti libri, non è positvo hihihihihi Dovrei consigliare libri che non mi piacciono, che non ho letto, magari anche brutti, come se poi il cliente non me ne chiedesse conto :)
      Non devo dedicare molto tempo hai clienti, non devo raccontare "troppo" un libro, non ho lo sconto dipendenti perchè non serve aver letto un libro per venderlo basta leggere la quarta di copertina...per oggi smetto e vado a lavoro, devo "montare" l'ennesima promozione, ormai siamo peggio del supermercato...l'unica cosa che interessa gli editori sono le promozioni, non la pubblicazone di libri interessanti

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  2. Solo qualche ricordo di quando facevo la promoter nei centri di telefonia degli ipermercati: prima di tutto, i commessi cambiano a una velocità spaventosa. I centri dove andavo io erano gestiti tutti dalla stessa società e i vari commessi avranno girato, bah, secondo me un negozio all'anno. Una volta mi è capitato di andare a fare la spesa, trovare fuori da un negozio di telefonia un tizio e dirmi "Ma quello sei mesi fa non era mica responsabile di negozio venti chilometri più a nord?"
    Poi, so che anche loro hanno degli obiettivi di vendita mensili. Per non parlare della ricariche. All'inizio del mese la sede centrale manda tot ricariche. Se la scorta di ricariche finisce al 10 del mese, la sede centrale non ne manda più altre, perché tanto l'obiettivo mensile è raggiunto. Non chiedetemi cosa succede se invece alla fine del mese ne hai vendute un quarto... forse mettono i commessi alla gogna sulla pubblica piazza!

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  3. Questo modo di lavorare è assurdo...fare terrorismo sui dipendenti e sui clienti lo trovo assurdo....
    MI è capitato spesso di entrare in un negozio alla ricerca di una gonna per esempio ed avere le commesse super insistenti, perfino invadenti (girarmi per andare a provare una gonna e sbattere contro la commessa-per due volte!- non è piacevole), commesse che ti stanno alle calcagna nono stante tu abbia già detto loro che dai un'occhiata e se ti serve chiedi..Beh io alla fine la gonna l'avevo anche trovata ma non l'ho comprata..Mi sentivo pedinata..ma mi rendo conto che la ragazza in questione magari aveva un "Obiettivo" di tot scontrini. come se dipendesse da lei quanti clienti entrano e quanti comprano..

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  4. ecco, è quando pensi che al peggio non c'è mai fine, che hai visto tutto, che niente può stupirti e BAM! ti fregano di nuovo! tsè...

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  5. Sono senza parole: tagli al personale, chiusura di negozi... e poi sprecano soldi per programmi che analizzano dati del genere (perchè sarebbe troppo bello pensare che si generino posti di lavoro in più per questa mansione, giusto?) e installare apparecchiature da Grande Fratello.
    Chi ha idee simili dovrebbe ritrovarsi a spendere i soldi che guadagna "in più" in questi modi in medicine... chiedo scusa se sono drastica, ma più vedo come sta degenerando il mondo del "lavoro" più mi girano!

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    1. no, in effetti a queste condizioni sarebbe ora che, dopo aver consigliato ai vari decisionisti dei piani alti come utilizzare i loro astuti 'incentivi alla produttività' (ad esempio a scopi detergenti come consigliava Totò a un ufficiale tedesco in un vecchio film) forse sarebbe ora di incrociare collettivamente le braccia, sedersi fuori dai negozi e dagli uffici e vedere come si regolano senza manovalanza. Sembra sempre una sparata irrealistica ma una volta almeno bisognerebbe tentare l'esperimento. Certo, occorrerebbe anche scongiurare l'utilizzo di crumiri, disperati e affini ... e forse questo è davvero impossibile. Certo, se ci fosse anche uno sciopero degli utenti/clienti ...

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  6. E dire che un tempo si diceva anche "entrata libera"...

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  7. In pratica ci si sta avvicinando al modello americano, dove i commessi dei negozi vengono pagati con lo stesso sistema con cui qui sono sempre stati pagati gli agenti di commercio/rappresentanti con un fisso molto basso e il grosso del loro stipendio costituito da commissioni sulle vendite effettuate, sistema che si traduce in commessi fastidiosissimi perché se entri in un negozio cercano di venderti qualcosa a tutti i costi.

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  8. Parliamo delle commesse di Max&Co allora, che gli chiedi di provare un maglioncino e dopo nemmeno 10 minuti ti ritrovi in camerino con un paio di scarpe tanto per vedere come stanno con la gonna che si abbina al maglioncino e il foulardino a tono, ma poi che fai non ci metti sopra un cappottino e non accompgni il tutto con una borsetta? Esperienze da incubo, che ti fanno passare la voglia di comprare da Max&Co.

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