sabato 19 agosto 2017

Ah ma è lei...



Cartellino ben in vista, una pilazza di libri in mano, comincio a sistemarli a scaffale, un signore segue per cinque minuti il mio lavoro, mi avvicino al computer, una signora mi chiede un libro, lo prendo dallo scaffale e lo consegno. Il signore continua a guardare.
“La posso aiutare?”
Chiedo.
“Ah no sto aspettando il commesso della libreria.”
“Sì, sono io, può chiedere a me.”
“Ah è lei il commesso?”
No tesoro sono Daenerys, non la vedi la mia folta chioma bionda? Passavo di qua alla ricerca di un libro da leggere ai miei draghi e mi sono detta: “Aspetta che comincio a sistemare i libri che qua è tutto in disordine!”.

sabato 22 luglio 2017

Due o tre cose che forse non sai del magico mondo del libro


Mi ritengo una persona estremamente pratica, forse un po’ cinica ma cerco sempre di tenere i piedi ben piantati per terra. Sarà che provengo da una famiglia proletaria, questa parola che ormai non si usa più, sembra quasi che ci vergogniamo ad usarla. Papà operaio, mamma casalinga, una sorella e un fratello più grandi. Eravamo una di quelle famiglie in cui un maglione si tramandava per diversi anni dal più grande al più piccolo. Soldi pochi, dignità tantissima. Il nascere in una famiglia proletaria mi ha insegnato un po’ di cose. La prima è che le occasioni te le devi creare, che per raggiungere i tuoi obiettivi non serve desiderare di farcela, occorre farsi il mazzo. Che non troverai molte porte aperte sul tuo cammino, che sarà, in un certo senso, tutto più difficile. L’avere pochi soldi ha influenzato tutta la mia esistenza: la scelta della scuola, per esempio, l’inserimento nel mondo del lavoro prestissimo (quattordici anni) ed è stato tutto un continuo sino ad oggi: studio, lavoro, crisi esistenziali, lavoro, scrittura, lavoro ecc…
Ho sempre amato la letteratura, come sapete, per me smettere di fare il cuoco ha significato abbandonare un vestito troppo stretto che non sopportavo più. Ho cercato in ogni modo di portare la mia vita esattamente nel punto in cui è oggi . Non sono mancate delusioni cocenti, sacrifici di ogni genere, stanchezza emotiva e fisica. E spesso, lo dico senza paura, mi sono reso conto che gli obiettivi raggiunti non erano importanti, la disillusione ha quasi sempre avuto la meglio.
Sono un uomo fortunato, lo dico senza ironia, nascere “proletario” è stata una benedizione, mi ha aiutato a capire le cose importanti nella vita.
Per questo mi infastidisce chi, in tv o sui giornali, continua a proporre un mondo editoriale e letterario che non esiste più. E non sopporto chi da consigli. Davvero. Ma consigli di cosa? Su cosa scrivere? Su come scrivere? Davvero?
Ma ciò che non sopporta più di tutto sono le balle che si raccontano nel mondo editoriale.
Certo è un mondo che amo, certo ci sono centinaia di casi fortunati ma smettiamola, per favore, di spacciare libri di intrattenimento per capolavori solo perché la casa editrice di turno è riuscita ad ottenere un buon marketing.
Allora, partiamo dalle basi.
Ci sono autori (spesso maschi) che prendono acconti stratosferici dalle case editrici. Sono pochi ma ci sono. Ed nei commenti mi fa giustamente notare che esistono case editrici che concedono acconti dai 5 ai 10.000 euro.  Poi ci sono molti autori che riscono ad ottenere dalle case editrici acconti accettabili (dai mille ai duemila euro di solito) e poi ci sono moltissimi autori e moltissime autrici che non riescono ad ottenere neppure l’acconto e che sono contenti di pubblicare gratis senza sapere che il viaggio è appena iniziato e che spesso la barca affonda dopo pochi metri dalla riva.
Solitamente sino a quando la casa editrice non ha ripreso i soldi dell’acconto all’autore non spettano altri soldi. Un autore, di solito, prende una percentuale che va dal 6 al 12% sul prezzo di copertina del singolo libro.
Quindi se io ho preso un acconto di mille euro sino a quando la casa editrice non ha recuperato quei mille euro non mi spetta nulla sulle vendite, oltre i mille euro mi spetta una percentuale. Mettiamo che prendo il 8% e un libro costa 10 euro. Qual è il mio guadagno su una copia del romanzo?
Lascio a voi questa semplice operazione per farvi rendere conto di quanti libri dovrei vendere per coprire l’acconto ricevuto e ricominciare a guadagnarci qualcosa.
Capisco l’esigenza di alcuni di farsi grandi o di altri di voler far credere al pubblico che esiste ancora una magia nel mondo letterario ma l’unica magia che ancora esiste è la bellezza di alcune storie. Il discorso vale anche per i cantanti, per esempio. Ormai dalla vendita dei cd non guadagnano più nulla, i guadagni vengono dai concerti e dal merchandising. Ma quanti sono i cantanti, oggi in Italia, che riescono a riempire stadio, arene, parchi?
Insomma non possiamo scrivere e basta? C’è davvero bisogno di far credere cose che non sono vere? Abbiamo davvero bisogno di farci grandi sulle ceneri di un mondo che non esiste più?

mercoledì 12 luglio 2017

Gente confusa


Piccola premessa: quando telefonano in libreria scatta automaticamente una voce registrata che spiega cosa acquistiamo, quando portare i libri e i giorni e gli orari di apertura. In questo periodo, a causa della grande affluenza per il settore scolastico, non sempre riusciamo a rispondere subito al telefono quindi c'è tutto il tempo per ascoltare la voce registrata.
Telefonata ricevuta venerdì 7 luglio alle ore 10
"Libreria... buongiorno sono Marino"
"Volevo sapere se acquistate libri di scuola."
"Li valutiamo."
"Cioè?"
"Li puoi portare e vediamo se c'è qualche libro che ci serve e che possiamo comprare."
"E quando li posso portare?"
"Dal lunedì al sabato dalle 9.30 alle 19.00"
" Ah e li acquistate anche oggi?"
"..."
"Cioè se vengo oggi li comprate?"
"Che giorno è oggi?"
"Venerdì."
"Ok, i libri si possono portare dal lunedì al sabato."
"Eh allora oggi li posso portare?"
No guarda oggi no! Dal lunedì al sabato tranne il venerdì. E il lunedì solo dalle 9.32 alle 9.35. E il giovedì pomeriggio dalle 14 alle 14.01. E poi non vorrai mica portare i libri di giovedì pomeriggio vero? VERO? Quando dico che li puoi portare dal lunedì al sabato in realtà intendo dire: NON PORTARLI!

martedì 20 giugno 2017

50%

"Scusi ha il libro..."
"Ne ho una copia al 50% se ti interessa"
"Ah quindi non c'è tutto il libro?"
"..."
"Come faccio a leggere solo metà libro?"
"Il 50% è riferito al prezzo..."
Ancora qualche istante di sguardo perso nel vuoto e poi ecco che quel 50% di cervello assopito si risveglia...

giovedì 8 giugno 2017

Il mondo del lavoro è cambiato



Il mondo del lavoro è cambiato.
Probabilmente è questo che vi diranno ad ogni colloquio, riunione, assemblea.
“Il mondo del lavoro è cambiato” significa, in molti casi, maggiore flessibilità.
Maggiore flessibilità, però, attenzione, solo da parte del lavoratore.
Significa, in sostanza, che ti metti a disposizione dell’azienda, che la tua vita diventa un prolungamento del luogo di lavoro, che devi dare, dare, dare, dare. E non è mai abbastanza.
“Il mondo del lavoro è cambiato” significa che dovrai fare in tre ciò che prima facevi in 20 perché:

  1.      La crisi ha colpito duramente le aziende
  2.    Avete vissuto sino ad ora solo di “diritti”, ora è il momento di essere meno pragmatici e rimboccarsi le maniche. 
  3. Costate troppo all’azienda. La vostra professionalità è nulla, non importa il saper fare, la formazione acquisita, la professionalità. Siete un costo, un peso morto. 
  4.  Occorre svecchiare il pensiero del mondo del lavoro inserendo nuove risorse. Risorse che costano poco, spesso lavoratori/trici a voucher, ricattabili, con meno diritti 
  5. Siete dei privilegiati. Tredicesima, quattordicesima, stipendio tutti i mesi, maternità, malattia, ferie. 
  6.  Fuori dalla porta c’è una lunga fila di persone pronte a qualsiasi cosa pur di lavorare.

“Il mondo del lavoro è cambiato” significa anche che un giorno, i vostri figli, quelli che stanno crescendo in un mondo sempre più chiuso e spaventato, dovranno sottostare a regole sempre più restrittive. Non avranno i diritti che alcuni di noi ancora hanno, saranno “sostituibili” in qualsiasi momento da chiunque.
“Il mondo del lavoro è cambiato” si ripercuote, non ci crederete mai, sul lavoro stesso! E non solo, ha ripercussioni anche sulla vita privata e sull’equilibrio psicologico e fisico. Significa che starete sempre peggio nel posto di lavoro, che lavorerete sempre più sotto pressione portando meno risultati. Accadrà, cioè, l’esatto contrario di ciò che l’azienda vi chiede. Questo porterà, per forza di cose, a scontentare anche i clienti.
Più lavoro, più mansioni, meno personale, meno tutele, meno attaccamento al lavoro, più frustrazioni e malumori da gestire, meno soddisfazione del personale = meno soddisfazione del cliente.
Ecco, pensateci ogni volta che entrate in un negozio urlando che avete fretta e che non avete tempo da perdere e che voi pagate e pretendete un servizio impeccabile.
Buona giornata.

mercoledì 31 maggio 2017

me myself &...


Cliente, mentre sto già servendo un altro signore:
“Scusi questa è la sala numero tre?”
“No, è la sala numero uno.”
“E la sala numero tre dov’è?”
Premetto: libreria su un unico piano, sale una attaccata all’altra, tutte numerate con numeri moooooolto grandi.
“Guardi questa è la sala numero uno, quella accanto è la sala numero due e quella dopo è la sala numero tre.”
Il signore va alla sala numero tre, torna dopo due secondi.
“Ma alla sala numero tre non c’è nessuno.”
“Se mi concede un minuto finisco di servire questo signore e poi sono da lei.”
Il cliente scompare di nuovo.
Poi torna, io finisco con il signore che c’era prima di lui, gli chiedo cosa cerca, gli trovo il libro e lo saluto.
Dopo dieci minuti vado alla cassa a sostituire una collega e lei:
“Ma davvero hai detto a quel signore che cercava la sala tre che se non c’era nessuno a servirlo non erano affari tuoi?”
Sguardo incredulo da parte mia.
Ho capito cosa è successo. Deve essere stato l’altro libraio, quello che vive dentro di me, quello cattivo che a volte prende il sopravvento su quello buono. È così, non ci sono altre spiegazioni!

domenica 14 maggio 2017

L'internet

Al telefono:
"Libreria... buongiorno sono Marino."
"Ah buongiorno, volevo sapere se avete la guida EDT di Stoccolma."
"Un attimo che controllo.... si l'abbiamo."
"E quanto costa?"
"13.50."
"E come mai su l'internet la vendete a un prezzo più basso?"
"Non siamo noi a venderla in internet, il sito ha un suo magazzino a Milano e gli sconti valgono solo sugli acquisti on line, poi deve vedere se ci sono le spese di spedizione. In ogni caso internet e libreria fisica sono due cose diverse."
"Ah allora non siete voi l'internet."
"No, non siamo noi."
"Ah e può controllare a scaffale se l'avete."
"Dovrei averla, la giacenza c'è. Un attimo che vado a controllare fisicamente così siamo sicuri."
Controllo, la guida è lì, bella e pronta per essere acquistata.
"Le confermo la giacenza."
"Ah allora la compro su l'internet che costa meno."
Un fulmine Dea dei librai. Uno solo! Non ti chiedo tanto!

mercoledì 19 aprile 2017

Cosa ti aspetti che ti dica?



“Cosa ti aspetti che ti dica? Che avrai successo? Che il tuo libro verrà pubblicato da una grande casa editrice? Che sì, hai fatto bene ad autopubblicarti perché lo sanno tutti che il mondo è corrotto e che pubblicano solo gli amici degli amici? Cosa ti aspetti che ti dica? Che il titolo che sceglieranno per te spiccherà fra le centinaia di libri che escono tutte le settimane? Che sì, quella piccola casa editrice, quella tanto carina, quella etica, quella che ti ha offerto la pubblicazione poi promuoverà e distribuirà il tuo romanzo? O quell’altra, quella che ti chiede il “contributo”. Credi davvero che a quella interessi promuovere il tuo romanzo? Guarda che gli autori si lamentano sempre, anche quelli delle grandi case editrici. Siamo sicuri di aver scritto il romanzo del secolo, per questo poi ci rimaniamo così male quando il libraio alza lo sguardo dal computer e chiede: “Chi?”.
E chi può dargli torto del resto? Pensi davvero che abbia letto tutti i romanzi che sono in libreria, anche quelli che arrivano e se ne vanno dopo un mese? Non basterebbero dieci vite probabilmente.
Ma cosa ti aspetti che ti dica? Che l’idea romantica che hai dell’editoria è del tutto sbagliata? Che ormai è marketing? Che la casa editrice è un’azienda e che per sopravvivere deve guadagnare? Credi che arriverà il successo? Te lo auguro, mi auguro davvero che il tuo libro abbia un enorme successo. Ma ci sono ottimi libri che quel successo non solo non l’hanno mai raggiunto ma neppure sfiorato. Eppure meritano di esistere, per le loro bellissime storie, per il modo in cui sono stati scritti, per ciò che l’autrice e l’autore hanno espresso.
Perché se è solo il successo che insegui allora trovati un ottimo agente letterario, uno di quelli che fiutano il successo, individua un filone letterario in voga e scrivi una storia che possa creare consenso. E forse non basterà neppure quello. Forse non basteranno le fascette, le vetrine comprate, i premi letterari. O forse sì. Forse diventerai la nuova regina o il nuovo re della letteratura contemporanea.
Ma se scrivi per te stesso, per dire qualcosa, per tirar fuori quella palla infuocata che hai nello stomaco allora fallo in modo consapevole. Scrivi e basta, senza arroganza, con molta umiltà, mettendo in conto che sì, potrebbe essere uno dei tanti libri che non verrà pubblicato o uno di quelli che verrà pubblicato e morirà sullo scaffale.
Fallo con consapevolezza e un po’ di disillusione.
Allora, adesso, che cosa ti aspetti che ti dica?”