giovedì 8 giugno 2017

Il mondo del lavoro è cambiato



Il mondo del lavoro è cambiato.
Probabilmente è questo che vi diranno ad ogni colloquio, riunione, assemblea.
“Il mondo del lavoro è cambiato” significa, in molti casi, maggiore flessibilità.
Maggiore flessibilità, però, attenzione, solo da parte del lavoratore.
Significa, in sostanza, che ti metti a disposizione dell’azienda, che la tua vita diventa un prolungamento del luogo di lavoro, che devi dare, dare, dare, dare. E non è mai abbastanza.
“Il mondo del lavoro è cambiato” significa che dovrai fare in tre ciò che prima facevi in 20 perché:

  1.      La crisi ha colpito duramente le aziende
  2.    Avete vissuto sino ad ora solo di “diritti”, ora è il momento di essere meno pragmatici e rimboccarsi le maniche. 
  3. Costate troppo all’azienda. La vostra professionalità è nulla, non importa il saper fare, la formazione acquisita, la professionalità. Siete un costo, un peso morto. 
  4.  Occorre svecchiare il pensiero del mondo del lavoro inserendo nuove risorse. Risorse che costano poco, spesso lavoratori/trici a voucher, ricattabili, con meno diritti 
  5. Siete dei privilegiati. Tredicesima, quattordicesima, stipendio tutti i mesi, maternità, malattia, ferie. 
  6.  Fuori dalla porta c’è una lunga fila di persone pronte a qualsiasi cosa pur di lavorare.

“Il mondo del lavoro è cambiato” significa anche che un giorno, i vostri figli, quelli che stanno crescendo in un mondo sempre più chiuso e spaventato, dovranno sottostare a regole sempre più restrittive. Non avranno i diritti che alcuni di noi ancora hanno, saranno “sostituibili” in qualsiasi momento da chiunque.
“Il mondo del lavoro è cambiato” si ripercuote, non ci crederete mai, sul lavoro stesso! E non solo, ha ripercussioni anche sulla vita privata e sull’equilibrio psicologico e fisico. Significa che starete sempre peggio nel posto di lavoro, che lavorerete sempre più sotto pressione portando meno risultati. Accadrà, cioè, l’esatto contrario di ciò che l’azienda vi chiede. Questo porterà, per forza di cose, a scontentare anche i clienti.
Più lavoro, più mansioni, meno personale, meno tutele, meno attaccamento al lavoro, più frustrazioni e malumori da gestire, meno soddisfazione del personale = meno soddisfazione del cliente.
Ecco, pensateci ogni volta che entrate in un negozio urlando che avete fretta e che non avete tempo da perdere e che voi pagate e pretendete un servizio impeccabile.
Buona giornata.

6 commenti:

  1. Non sono mai entrata in un negozio urlando, nè pretendendo un servizio impeccabile, se non ho tempo, se ho fretta, se sono in ritardo non è colpa di chi in quel negozio ci lavora, e di solito mi prendo il tempo che mi serve, e se sono io che faccio perdere un po' di tempo a chi mi sta seguendo, di solito mi scuso. così come non entro mai in un negozio, sapendo di dover fare un acquisto che prevede un po' di tempo, a cavallo dell'ora di chiusura. Ho il massimo rispetto per chi lavora a contatto con il pubblico, perchè penso che ci voglia una infinita pazienza, tolleranza e intelligenza per poter gestire l'infinito mondo dell'umana gente. Che il mondo del lavoro sia cambiato è vero, che le aziende cerchino il massimo rendimento con la minima spesa è vero, che di questo ne faranno le spese i nostri figli è vero.

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  2. È vero anche che assumere a tempo indeterminato un lavoratore per una azienda è molto più costoso e vincolante che adottare un figlio. Licenziamento per giusta causa? Ma quando? Quello arriva ubriaco due giorni su tre, i colleghi sono preoccupati perché è pericoloso manesco ed aggressivo ma mandarlo via nella maggior parte dei casi è impossibile. Sta 8 mesi in malattia? Ehhhh, vorrai mica lasciarlo a casa...
    E intanto l'azienda deve prendere un'altra persona, costosissima, formarla e pagare pure l'assente.
    I nostri figli sarebbe il caso educarli a non rimanere statici nelle loro posizioni, e che la flessibilità non è per forza un dramma che incombe sulle loro vite. Invece di controllarli ad aeternum dicendo 1000 volte al giorno che non hanno un futuro insegnamo loro che il futuro lo possono avere guardando in modo positivo alla realtà e imparando a gestirla a loro beneficio.

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    1. Lo possono avere con 400 euro al mese e contyratti di mese in mese? Massima precarietà? Con lauree che ormai valgono meno di niente? Come si possa guardare in maniera positiva l'attuale mercato del lavoro io vorrei davvero saperlo. Che si debbano abituare ad avere lavori in cui vengono sfruttati purtroppo è una triste realtà. Poi tutto cambia, tutti più flessibili, ma se vai a chiedere un mutuo in banca e non dimostri di avere un'entrata fissa tutti i mesi e un contratto stabile col cavolo che te lo concedono.

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    2. Per esempio cominciamo proprio dalle lauree. Ogni anno migliaia di laureati in giurisprudenza che poi non passano l'esame di stato per l'avvocatura, migliaia di ingegneri, migliaia di dottori in economia e commercio... lo vogliamo dire che non servono o è politicamente scorretto?
      E vogliamo insegnare che conseguire una laurea è un arricchimento del tutto personale?
      Guardare alla realtà in modo positivo significa fare il grosso sforzo mentale di smettere di considerarsi vittime di un destino ingrato (o del governo che è uguale) e cominciare a guardare alla variabilità come opportunità di conoscenza.

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  3. No scusa, ma il problema non sono i clienti. I clienti sono l'ultimo dei problemi, nel senso i clienti singoli che sono stufi e arcistufi di perdere tempo in meganegozi senza commessi, praticamente dei magazzini senza manco una piantina, pallosissimi, pieni di cose inutili e per la maggior parte assolutamente scadenti se non dannose, ché quando non sono scadenti costano comunque troppo care per poterle comprare con un salario normale e infatti nei negozi normali non ce ne trovi più. E non è che "il lavoro" è cambiato: alcuni esseri umani hanno deciso e fatto accettare a chi poteva opporsi (leggi sindacati e persino teste dei singoli lavoratori) una legislazione che permettesse tutto questo. E insieme ad altri esseri umani hanno creato una struttura economica (il libero mercato di merci e capitali più un regime di cambi fissi) che avrebbe fatalmente portato a una crisi che politiche di "austerità", cioè di compressione dei consumi, non avrebbero che potuto aggravare come in effetti accade da dieci anni ormai. E costoro lo sapevano e lo dicevano, perché lo volevano. In barba ai diritti che la nostra Costituzione garantisce al lavoro e grazie al lavoro, tutto questo ha reso facile distruggere i salari con merdate criminali tipo il Jobs Act.
    Quindi evitiamo di fare la guerra tra poveri, perché la sola guerra e il solo nemico non sta nel cliente, ma in chi ha compiuto le scelte politiche di asservimento a un ceto di grandi ricchi e pure a un paese estero, oltretutto, imponendoci le scelte in cui viviamo non perché fossero necessarie o dovute, ma al solo scopo di aumentare i propri profitti.

    E noi ci facciamo pure convincere dalla ramanzina colpevolizzante di questi avvoltoi senza scrupoli? Invece di scoppiargli a ridere in faccia coprendoli del ridicolo e dello sprezzo totale, assoluto e senza remore che solamente meritano?

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    1. Guarda che è esattamente ciò che volevo dire in questo post. Il mondo del lavoro è cambiato è la scusa che usano per sfruttare i dipendenti. Ma se tu entri in un negozio con due dipendenti e quindici clienti che fai? Urli contro il dipendente?

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