sabato 22 luglio 2017

Due o tre cose che forse non sai del magico mondo del libro


Mi ritengo una persona estremamente pratica, forse un po’ cinica ma cerco sempre di tenere i piedi ben piantati per terra. Sarà che provengo da una famiglia proletaria, questa parola che ormai non si usa più, sembra quasi che ci vergogniamo ad usarla. Papà operaio, mamma casalinga, una sorella e un fratello più grandi. Eravamo una di quelle famiglie in cui un maglione si tramandava per diversi anni dal più grande al più piccolo. Soldi pochi, dignità tantissima. Il nascere in una famiglia proletaria mi ha insegnato un po’ di cose. La prima è che le occasioni te le devi creare, che per raggiungere i tuoi obiettivi non serve desiderare di farcela, occorre farsi il mazzo. Che non troverai molte porte aperte sul tuo cammino, che sarà, in un certo senso, tutto più difficile. L’avere pochi soldi ha influenzato tutta la mia esistenza: la scelta della scuola, per esempio, l’inserimento nel mondo del lavoro prestissimo (quattordici anni) ed è stato tutto un continuo sino ad oggi: studio, lavoro, crisi esistenziali, lavoro, scrittura, lavoro ecc…
Ho sempre amato la letteratura, come sapete, per me smettere di fare il cuoco ha significato abbandonare un vestito troppo stretto che non sopportavo più. Ho cercato in ogni modo di portare la mia vita esattamente nel punto in cui è oggi . Non sono mancate delusioni cocenti, sacrifici di ogni genere, stanchezza emotiva e fisica. E spesso, lo dico senza paura, mi sono reso conto che gli obiettivi raggiunti non erano importanti, la disillusione ha quasi sempre avuto la meglio.
Sono un uomo fortunato, lo dico senza ironia, nascere “proletario” è stata una benedizione, mi ha aiutato a capire le cose importanti nella vita.
Per questo mi infastidisce chi, in tv o sui giornali, continua a proporre un mondo editoriale e letterario che non esiste più. E non sopporto chi da consigli. Davvero. Ma consigli di cosa? Su cosa scrivere? Su come scrivere? Davvero?
Ma ciò che non sopporta più di tutto sono le balle che si raccontano nel mondo editoriale.
Certo è un mondo che amo, certo ci sono centinaia di casi fortunati ma smettiamola, per favore, di spacciare libri di intrattenimento per capolavori solo perché la casa editrice di turno è riuscita ad ottenere un buon marketing.
Allora, partiamo dalle basi.
Ci sono autori (spesso maschi) che prendono acconti stratosferici dalle case editrici. Sono pochi ma ci sono. Ed nei commenti mi fa giustamente notare che esistono case editrici che concedono acconti dai 5 ai 10.000 euro.  Poi ci sono molti autori che riscono ad ottenere dalle case editrici acconti accettabili (dai mille ai duemila euro di solito) e poi ci sono moltissimi autori e moltissime autrici che non riescono ad ottenere neppure l’acconto e che sono contenti di pubblicare gratis senza sapere che il viaggio è appena iniziato e che spesso la barca affonda dopo pochi metri dalla riva.
Solitamente sino a quando la casa editrice non ha ripreso i soldi dell’acconto all’autore non spettano altri soldi. Un autore, di solito, prende una percentuale che va dal 6 al 12% sul prezzo di copertina del singolo libro.
Quindi se io ho preso un acconto di mille euro sino a quando la casa editrice non ha recuperato quei mille euro non mi spetta nulla sulle vendite, oltre i mille euro mi spetta una percentuale. Mettiamo che prendo il 8% e un libro costa 10 euro. Qual è il mio guadagno su una copia del romanzo?
Lascio a voi questa semplice operazione per farvi rendere conto di quanti libri dovrei vendere per coprire l’acconto ricevuto e ricominciare a guadagnarci qualcosa.
Capisco l’esigenza di alcuni di farsi grandi o di altri di voler far credere al pubblico che esiste ancora una magia nel mondo letterario ma l’unica magia che ancora esiste è la bellezza di alcune storie. Il discorso vale anche per i cantanti, per esempio. Ormai dalla vendita dei cd non guadagnano più nulla, i guadagni vengono dai concerti e dal merchandising. Ma quanti sono i cantanti, oggi in Italia, che riescono a riempire stadio, arene, parchi?
Insomma non possiamo scrivere e basta? C’è davvero bisogno di far credere cose che non sono vere? Abbiamo davvero bisogno di farci grandi sulle ceneri di un mondo che non esiste più?

5 commenti:

  1. Il quadro generale corrisponde ma lo scenario non è esattamente così, le major (Mondadori, Einaudi, Rizzoli, le varie del GeMS, Adelphi, Giunti/Bompiani) danno anche dai 5 ai 10mila euro ad autori non di best seller, mille-duemila è un anticipo da medio-piccola.

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  2. questo è un buon articolo sulla questione: http://www.indiscreto.org/quanto-non-guadagna-uno-scrittore/

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  3. Io scrivo come respiro. E basta. Non mi pagano se respiro, ma non potrei farne a meno. ;)

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  4. Nessuno scrittore italiano ha mai scritto per vivere. Sono tutti gente che o è pensionata o ha altri lavori (spesso sono giornalisti, che, sì, scrivono per vivere - ma gli articoli di giornale non sono certo romanzi o saggi: è tutto un altro modo di usare la scrittura). Questo dovrebbe dirla lunga su quanto (non) hanno sempre guadagnato gli scrittori nostrani.

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